Sopravvissuto alla Storia

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Sono nato nel 1959. Non so se il mondo stesse festeggiando il mio arrivo oppure fosse semplicemente troppo occupato con faccende leggermente più importanti. In quell’anno Fidel Castro prendeva il potere a Cuba e i sovietici spedivano la sonda Luna 2 sulla Luna. Io, più modestamente, riuscivo a conquistare il biberon e a raggiungere il fondo della culla.

Fin dall’inizio fu chiaro che sarei cresciuto in un’epoca tranquilla. Talmente tranquilla che, appena imparai a camminare, nel 1961 costruirono il Muro di Berlino. L’umanità sembrava avere una straordinaria capacità di dividere ciò che già funzionava male.

Negli anni Sessanta il mondo visse con il fiato sospeso. Nel 1962 la crisi dei missili di Cuba portò il pianeta a un passo dalla guerra nucleare. Io ero ancora troppo piccolo per capire la geopolitica, ma già intuivo che gli adulti avevano il talento di complicarsi la vita. Nel 1963 arrivò l’assassinio di John Fitzgerald Kennedy, e milioni di persone scoprirono davanti alla televisione che la storia non sempre segue il copione.

Poi arrivò il 1969. Mentre Neil Armstrong metteva piede sulla Luna e pronunciava una frase destinata all’eternità, io cercavo di capire come mettere piede nel mondo senza inciampare troppo spesso. Loro avevano i razzi Saturn V, io una bicicletta traballante: ognuno combatteva le sue battaglie.

Gli anni Settanta iniziarono con la crisi petrolifera del 1973. Le auto facevano la fila ai distributori e tutti parlavano di risparmio energetico. Io imparavo che il denaro aveva la fastidiosa abitudine di finire prima dello stipendio. Nel 1975 terminò la guerra del Vietnam e nel 1978 venne eletto Papa Giovanni Paolo II. L’anno dopo la rivoluzione iraniana e l’invasione sovietica dell’Afghanistan ricordarono al mondo che la pace era ancora un progetto in fase di sviluppo.

Gli anni Ottanta furono quelli delle spalline larghe, dei sintetizzatori e della paura nucleare. Nel 1986 il disastro di Chernobyl fece capire che l’energia atomica non era sempre una buona idea se gestita con eccessivo ottimismo. Poi arrivò il 1989 e il Muro di Berlino cadde. Per la prima volta sembrò che la storia avesse deciso di fare qualcosa di sensato. Io, nel frattempo, avevo scoperto che abbattere i muri personali era molto più difficile di quelli costruiti con il cemento.

Nel 1991 l’Unione Sovietica si dissolse e la Guerra Fredda terminò. Molti pensarono che fosse l’inizio di una nuova era di stabilità. Nello stesso anno nacque pubblicamente il World Wide Web. Nessuno immaginava che qualche decennio dopo avremmo passato ore a discutere online con perfetti sconosciuti sull’uso corretto della carbonara. Nel 1994 Nelson Mandela divenne presidente del Sudafrica e il mondo sembrò fare un piccolo passo avanti verso la maturità. Piccolo, ma pur sempre un passo.

Poi arrivarono gli anni Duemila e la storia riprese a correre. L’11 settembre 2001 cambiò il mondo in una sola mattina. Le immagini delle Torri Gemelle rimasero impresse nella memoria collettiva e iniziò una lunga stagione di paure e conflitti. Nel 2008 arrivò la crisi finanziaria globale. Molti scoprirono che esistevano i mutui subprime, anche se nessuno aveva mai chiesto di conoscerli. Nello stesso anno Barack Obama diventò il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti, dimostrando che la storia ama sorprendere quando meno te lo aspetti.

Gli anni 2010 furono dominati dai social network. Improvvisamente tutti avevano qualcosa da dire e soprattutto qualcuno disposto a non ascoltare. Nel 2011 la Primavera Araba accese speranze e conflitti, mentre la guerra civile siriana aprì una delle crisi più drammatiche del secolo. Nel 2016 arrivarono Brexit e l’elezione di Donald Trump. A quel punto molti capirono che prevedere il futuro era diventato uno sport estremo.

Poi giunsero gli anni Venti del nuovo secolo. Nel 2020 una pandemia globale fermò il pianeta. Per la prima volta nella storia moderna miliardi di persone si trovarono chiuse in casa contemporaneamente. Dopo una vita trascorsa a correre, il mondo si ritrovò improvvisamente in pigiama. Nel 2022 la guerra tornò in Europa con l’invasione russa dell’Ucraina. Nel 2023 il conflitto tra Israele e Hamas riaccese tensioni che sembravano non trovare mai una vera soluzione.

E oggi siamo nel 2026.

Sono nato quando si parlava di rivoluzioni e razzi spaziali. Ho vissuto la Guerra Fredda, la caduta del Muro, la nascita di Internet, il terrore globale, le crisi finanziarie, i social network, una pandemia e nuove guerre. Ho visto telefoni con la rotella trasformarsi in computer tascabili più potenti di quelli che portarono l’uomo sulla Luna.

E ora mi ritrovo a scrivere un articolo mentre un’intelligenza artificiale mi aiuta a raccontare la mia storia.

Se qualcuno nel 1959 mi avesse detto che un giorno avrei conversato con una macchina capace di scrivere testi, probabilmente avrei pensato a un film di fantascienza. Invece eccoci qui.

A questo punto ho imparato una lezione semplice: la storia mondiale continuerà a sorprenderci, spesso senza chiedere il permesso. L’unica vera strategia è mantenere il senso dell’umorismo, perché tra rivoluzioni, muri che si alzano e si abbassano, crisi economiche, pandemie e intelligenze artificiali, una cosa è certa:

sono sopravvissuto a tutto questo.

E, con un po’ di fortuna, continuerò a osservare i prossimi capitoli da un posto privilegiato: la prima fila. Magari con gli occhiali giusti, perché quelli, a differenza della storia, non migliorano da soli.