MI PRESENTO

CP 235 chiama Pertusatò….ci sentite?….

Questo articolo è  parte integrante della seconda edizione dell’ebook “mi avete rotto le bolle” dove racconto un pò la mia vita dal periodo del militare avvicinandomi sempre di più ai tempi odierni. Quindi quello che leggete è solo una piccola parte della mia “storia”….. Questa serie finisce il periodo del militare ed entra nel periodo lavorativo con persone, delusioni, successi e sconfitte di vario genere… chi si è perso la prima parte può leggerla QUI!

Non fummo molto fortunati quella sera. Eppure tutti avevamo visto quella macchia nell’acqua, proprio sul fianco della CP235. Una macchia di olio che le accarezzava il fianco. Io stesso dalla fretta dissi che era “solo” dell’olio che probabilmente era uscito dalla sentina durante l’ultima pulizia.

Se solo fossi stato meno frettoloso mi sarei accorto che non era olio ma, “carburante”. Ma non perdeva quando era ferma ma solo quando era in navigazione a causa di un giunto in pressione rotto.

Ma quella sera eravamo di servizio in zona di La Maddalena. Non era una zona che mi piaceva molto per diversi motivi. Il primo era il vento. insomma eravamo in perlustrazione tra le “Bocche di Bonifacio”. Se si alza il maestrale da quelle parti non è bello starci con una barca di 20 metri. Si doveva sempre procedere con il vento di prua…..mai avere l’onda di poppa o di traverso. Per evitare questo si proseguiva con manovre a zig zag aumentando quindi il tempo e …..il consumo di carburante.

Me lo ricordo ancora quando il comandante mi chiese se avevamo carburante per arrivare al limite delle acque francesi. Presi la mia calcolatrice…. e la carta nautica della zona. Tre rilevazioni su due fari e un particolare rilievo dell’isola di La Maddalena e risposi. “Si… ce la facciamo alla grande anche se abbiamo maestrale ” perché “il punto di non ritorno” era molto lontano sulla mia carta.

Il nocchiere di bordo ricevette la rotta e come da abitudine ci mettemmo in direzione della Corsica. Dovevamo intercettare e fermare un cargo tedesco che da Bonifacio avrebbe fatto una ampia manovra per poi dirigersi verso la Tunisia.

Lo avremmo aspettato al solito posto. Invisibili per lui perché avremmo avuto il sole alle spalle e se tardava ….. Tenendo le luci spente non ci avrebbe visto. Non ci avrebbe notato nemmeno con il radar di bordo. Essere invisibile in mezzo al mare aspettando la nostra “preda”

A volte si stava in posizione per delle ore…..ma a me non dispiaceva se non per il fatto che occorreva ogni tanto rimettere in moto i motori per evitare che vento e marea ci portasse in acque francesi. In quelle ore mi piaceva guardare le stelle e il silenzio era assordante. Difficilmente si parlava tra noi. Ognuno era concentrato sul proprio ruolo. Calascibetta con un binocolo era a poppa e era attentissimo per segnalare se qualcosa era avvistabile perché noi non lo eravamo per nulla.

Ceracchi che aveva studiato un poco di francese era sempre alla radio e ascoltava le comunicazioni tra Bonifacio e le navi che entravano o uscivano dal porto Era lui che ci diceva se la “nostra” nave stava lasciando il porto. Quando avvenne erano già le 11:00 di sera…..tempo una buona mezzora e avremmo dovuto avvistarla.

Avevo perso il conto dalle volte che avevo dovuto riaccendere i motori per correggere la posizione e lo feci ancora quando…..ci fu un rumore assordante a poppa e subito del fumo. Calascibetta urlò subito che c’era fuoco a bordo.

Allora….io in mare non ho avuto mai paura ma sapevo bene che due cose non andavano bene…..il fuoco e una barca che non poteva governare sotto vento. Questa combinazione era il mio incubo e adesso mi ci trovavo. Inoltre sapevo che se fossimo stati costretti ad abbandonare la barca ……in quel mare…..al mese di novembre di notte….avremmo avuto solo da 15 ai 20 minuti di sopravvivenza….poi….ipotermia.

Il comandante attivò subito le procedure per spegnere l’incendio che si stava manifestando sotto il vano motore. Calascibetta si buttò come un folle e aprì il boccaporto. Fu subito immerso da un fumo nero ma riusci a versare dentro un intero contenuto di un estintore…….

Purtroppo ci rendemmo conto che la situazione comunque era critica…..il vento ci spingeva verso le acque francesi e verso est ….il gruppo batteria principale era andato….luci principali e radio spente. 

Il comandante ci disse di mantenerci calmi e in ogni caso di non abbandonare la barca se non dietro a specifico ordine. Sapeva che in mare avevamo solo quei 20/30 minuti….ma….lo sapevamo bene anche noi perché ogni volta che salpavamo per un soccorso era imperativo arrivare in zona entro 30 minuti …. dopo era questione di fortuna (o di sfiga).

Ma quel comandante fece la differenza…… mi chiese di calcolare con esattezza la posizione. Lo feci con un sestante e traguardando il faro di Bonifacio (non esisteva un GPS allora su barche costiere). Mi disse….”sergente…lo rifaccia” ….non capii subito ma eseguii e confermai i dati.

Dopo, prese la batteria delle luci di quel quadro di navigazione che poteva alimentarlo per almeno 24 ore e la collegò alla radio e disse….. “Inviamo un SOS con la nostra posizione alla stazione di Bonifacio”.

La frequenza era sul Canale 16 quello che in mare si usa in ascolto e per “chiedere soccorso” …. .poi disse al nocchiere….ok…”lancia SOS….hai 5 minuti circa poi la batteria si scarica”.

Mi sembrò un incubo!…..ero abituato a ricevere messaggi più disperati di aiuto….ma adesso eravamo noi a lanciare quel segnale.

Ecco il segnale…..”CP 235 chiama Pertusatò….ci sentite?….” Niente….”CP235 chiama Pertusatò….siamo alla deriva…” “Mayday – Mayday – Mayday” …..poi sentimmo una voce che ci rispondeva e chiedeva conferma della posizione…..il tempo di confermare e dare indicazioni del vento e del mare e passammo dalla gioia allo sconforto quando capimmo che la radio non poteva più trasmettere o ricevere. Eravamo soli! Soli in un mare nero e un cielo gelato fatto solo di stelle.

Il comandante ci assicurò che avevano capito e mi disse….”ottimo lavoro sergente” facendomi capire che “era sicuro” che la posizione non era sbagliata prima ancora di una conferma (l’arrivo dei soccorsi).

Solo allora realizzai…..dio mio ……e se ho sbagliato?…..se ho sbagliato solo di 5 miglia (circa 10 chilometri) in quel buio non ci trova più nessuno. Guardai in faccia tutto l’equipaggio….uno per uno……e stetti muto…. fu forse una delle poche volte che pregai.

Il vento era sempre più freddo…..il tempo si era fermato ma sapevamo che non era così. Più si aspettava più ci allontanavamo da quelle coordinate e vista l’intensità del Maestrale anche rapidamente……la variabile era il vento e la sua direzione. Era un salto nel tempo. Non dovevano cercarci in quel punto ma in un altro punto a secondo di come la barca si spostava……ecco perché il comandante aveva chiesto anche la forza del vento e la direzione con precisione.

Passò più di un ora….poi….Calascibetta vide le luci di posizione di una nave…..dalle luci si capiva che era un dragamine. Partirono due razzi di segnalazione e dalla nave risposero con un acuto fischio…..ci avevano visto. Il dragamine si illuminò a giorno e ci puntò dei fari accecanti addosso…. era fatta!!!

Salimmo a bordo del dragamine francese che ci portò a Porto Vecchio (Corsica) rimorchiando la CP235.

A bordo fummo accolti molto bene e portati in infermeria.

Una coperta…. panni asciutti e buon bicchiere caldo di non so cosa…..sicuramente cognac…..ma fosse stato anche petrolio non avremmo capito la differenza

A Porto Vecchio fummo alloggiati presso la capitaneria francese per una settimana in attesa delle riparazioni della CP235…..un pomeriggio organizzammo anche un incontro di calcetto a 5 dove fummo sconfitti in un patetico 9 a 1 dai francesi o una cosa simile. Naturalmente ci toccò pagare da bere a tutti.

Nel frattempo inutile dirlo il comandante fece fatica a controllarci mentre socializzavamo sempre di più con gli abitanti del porto…..durante le nostre scorribande.

Poi venne il giorno di ritornare a Olbia…. Mi ricordo che quello stesso dragamine francese ci accompagnò fino alle acque nazionali…poi….fece una ampia virata e tornò indietro salutandoci con un acuto fischio di segnalazione….

Da allora……quando la CP235 era ormeggiata in porto ogni volta che vedevo una chiazza d’olio vicino a lei mi preoccupavo e andavo subito in officina ad avvisare…..e tutti…ma proprio tutti mi prendevano in giro ridendo…… Ma io quella volta me la ero fatta sotto veramente!

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