QUALCUNO CI MISE UNA “PEZZA”

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Ero stanco di sentirmi dire che “bisognava fare così “.

Ero stanco di dare una ragione a un tale, solo perché aveva un grado più di me. Continuavo a dire che ogni volta era diverso, che non sempre si poteva eseguire una manovra come diceva il manuale.

Per fortuna tutto si era concluso bene” diceva ma, non riusciva a capire che in mare non si gioca a carte e quella, non era stata fortuna.

Avevo valutato tutto e avevo scelto il rischio minore anche se esisteva concretamente la possibilità di errore.

Un errore che mi avrebbe portato davanti a un processo.

Continuava a dirmi urlando che …..” Quando un uomo cade in mare devi mettere il timone tutto sul lato di caduta per allontanare le eliche da lui.”

Hai ragione dicevo ma …. lo faccio se il mare è piatto e se è una esercitazione altrimenti valuto….e se valuto, non è detto che faccio come è scritto su quel manuale. 

 

LE ASPETTATIVE

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Come tutti i genitori anche i miei vedevano in me un genio, uno scienziato, un astronomo, un astronauta o un dirigente di fama nazionale.

Poi, con il passare degli anni e continui insuccessi di tutti i tipi si sono rassegnati a un “c’è di peggio” di fronte alla classica domanda di amici, parenti, impiccioni del “Come va vostro figlio?

Ecco più o meno quello che assisto ormai da anni nelle aspettative dei genitori di molti ragazzi sfocia sempre in un “c’è di peggio” come resa incondizionata di una guerra persa malamente e maledettamente.

Anche la mia poteva essere una storia perfetta, di quelle che si raccontano ai piccoli per farli addormentare.

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QUEL FANGO CHE UNISCE

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Il 21 febbraio 1979 Olbia fu invasa dall’acqua.

Un’alluvione, la prima della sua storia più recente.

Non ci furono vittime, né feriti, ma molti danni. La città mostrò le sue fragilità urbanistiche e il suo sviluppo incontrollato.

Tracimò il fiume Gutturesu.

Fino a quel giorno non sapevo nemmeno che Olbia avesse un fiume.

Era da giorni che pioveva.

Lo ricordo ancora perché tra le “guardie” e il “servizio in mare” eravamo sempre bagnati fino alle ossa, ed era una lotta per asciugare maglioni e scarpe.

Io ero appena rientrato con altri 5 dal solito giro al largo dell’imboccatura del golfo. Eravamo in mare da 4 ore e avevamo seguito il traghetto “Livorno Espress” fino all’attracco. Era un mercantile che trasportava autotreni… Tutto regolare tranne il fatto che per il mare grosso era in ritardo.

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A VOLTE SEI LA STORIA

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Capitava a volte che la vedetta CP235 fosse inattiva per manutenzione. Personalmente era come se in “darsena” ci fossi io. Ero ansioso…. Quando poi la riportavano al molo mi precipitavo come un bambino su una torta e la rovistavo tutta per assicurarmi che tutto fosse a posto, anche le nostre cose personali che rimanevano con lei, un pò per scaramanzia  e un po’ per quel disordine naturale che si era creato internamente.

La faccenda non era però indolore. Infatti, il turno di guardia veniva spostato dall’”imbarco” (disposizione h 24) al “servizio in Porto” che consisteva nella vigilanza delle persone e merci che imbarcavano o sbarcavano a Olbia. 

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UN OSPITE PARTICOLARE…

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Ci sono delle cose che odio tra cui quelle che ostentano il virtuosismo in generale nella vita.
Non mi piacciono gli “assoli di chitarra” i “gorgheggi dei soprani” chi si crede “superiore” in moralità e calcisticamente parlando non sopporto quei giocatori che fanno doppi passi a “strafottere” come se, passare il piede sopra il pallone senza spostarlo ti conceda di essere annoverato tra gli “dei” del calcio.

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