NON DEFINITO

Maresciallo Alberto Mario Dettori

Capitano Maurizio Gari e il Maresciallo Alberto Mario Dettori, La sera di Ustica erano al centro radar di Poggio Ballone. Gari muore a 32 anni di infarto, il 9 maggio del 1981. Dettori si impicca il 30 marzo del 1987*

Dettori fu trovato impiccato e in un primo momento si confermò l’ipotesi di un suicidio ma prese piede anche una altra strada. Dettori  impiccato da Roland e da un altro francese, entrambi  servizi segreti francesi. Questo Roland non fu mai trovato e per ore resta un nome nelle indagini.  Dettori era arrivato alla conclusione che il missile era stato lanciato da un sommergibile francese e che la scatola nera era en possesso dei francesi. Il penultimo tentativo di rintracciare Roland risale al giugno del 2000, a istruttoria già conclusa, quando l’allora Presidente del Consiglio, Giuliano Amato, inviò una lettera a Chirac nella quale chiedeva alla Francia di rispondere a una dozzina di rogatorie promosse dall’Italia nel corso delle indagini sul caso Ustica. In quelle richieste di collaborazione si incitava Parigi a fornire informazioni in merito a quanto avevano registrato i suoi radar nel bacino del Mediterraneo il 27 giugno 1980, i possibili velivoli militari decollati dalla base corsa di Solenzara e l’esatta posizione delle portaerei Clemenceau e Foch la notte della strage.
Amato chiese alle autorità francesi di ricostruire anche la missione di Mario Alberto Dettori, con l’indicazione delle generalità dei colleghi che, nei periodi di permanenza in Francia, prestavano servizio nella base di Monte Agel e che con lui ebbero più frequenti contatti.
In particolare, scriveva Amato: «Le più esaurienti notizie sul militare francese di nome Roland, probabilmente un sottufficiale anch’egli in servizio nella stessa sede insieme al militare italiano al quale, nell’ estate del 1986, rese visita a Grosseto, raccogliendone le confidenze».
Domande a cui la Francia non ha mai risposto in modo esaustivo e che nel 2010 il Governo italiano, su richiesta del sostituto procuratore di Roma Erminio Amelio, ha ribadito in una nuova rogatoria.

Sul Maresciallo Dettori bisogna dire ancora una cosa: Dettori era uno dei radaristi dell’aeronautica militare in servizio nella base di Poggio Ballone, in Maremma, quando avvenne la strage di Ustica, il 27 giugno 1980. Quella notte torna a casa a Grosseto e confida alla moglie: “Siamo stati a un passo dalla guerra”. Sei anni dopo, nel 1987, lo trovano impiccato sulla strada per Istia d’Ombrone, in Toscana. Non viene fatta l’autopsia e il fascicolo giudiziario in fretta e furia viene chiuso: suicidio. La famiglia di Dettori non ci crede; la figlia Barbara, appoggiandosi all’associazione antimafia Rita Atria presenta in procura a Grosseto nuove carte per riaprire il caso.  “Mio padre”, racconta Barbara, “aveva paura; venne mandato per tre mesi in una base radar in Francia, e tornò molto spaventato”. Dettori dopo la notte di Ustica si era confidato anche con l’ex capitano dell’aeronautica Mario Ciancarella, in seguito radiato dalle forze armate con un decreto firmato dall’allora presidente della Repubblica Sandro Pertini; piccolo particolare: tempo fa si è scoperto che quella firma era falsa, Pertini non l’ha mai apposta. l’ex capitano  Ciancarella racconta che Dettori gli avrebbe confidato: “Siamo stati noi a tirarlo giù, capitano. Siamo stati noi”. Alle mie domande, rispose: “Ho paura, capitano, non posso dirle altro al telefono. Qui ci fanno la pelle”. Sempre Dettori, la mattina del 28 giugno 1980 alla cognata Sandra Pacifici, secondo quanto lei stessa racconta, dice: “Stanotte è successo un casino, qui finiscono tutti in galera. Siamo stati a un passo dalla guerra”.