IL MIO TEMPO

TOC…. TOC…. TOC…. TTTIIIIINNNNNN

Pensandoci bene siamo circondati da “buchi”. Non a caso spesso sentiamo dire di “buchi” nell’ozono, ignorando che in un gas NON possono esserci dei buchi o di “buchi” nell’acqua per dimostrare un insuccesso o una cosa di difficilissima e improbabile soluzione.

Fare una finestra (appunto, un buco!) ci costa di più che chiuderla con dei mattoni e se poi andiamo avanti in questo ragionamento ci accorgiamo che attraverso tubi (buchi) trasportiamo di tutto (acqua, petrolio, gas). Sembra che l’attitudine a perforare il mappamondo sia una qualità del genere umano. Le scorciatoie non sono altro che buchi chiamati gallerie o tunnel. Insomma sembriamo delle talpe geneticamente modificate. Gli svizzeri con i buchi nel formaggio hanno creato un impero per non parlare delle potenze petrolifere che hanno trivellato di tutto. Se portate un bambino in spiaggia la prima cosa che farà non è certo quello di costruire un castello ma…..fare un buco. Se andiamo con una sonda su un pianeta, luna, cometa che facciamo? Si….cominciamo per prima cosa a farci un buco

Essendo quindi così naturale per noi umani fare buchi ho pensato, perché non farne uno a casa mia, per fare uscire un cavo elettrico. Del resto conoscevo esattamente lo spessore del muro, del “cappotto” e la loro consistenza, il punto esatto di entrata e uscita ricavato dopo seri studi matematici e soprattutto potevo affidarmi alla genialità di un amico  che di “buchi” nella vita ne deve avere fatti parecchi (come me!)

Amarildo, (questo è il nome di fantasia) si presentò a casa pronto a tutto. Per lui, 15 cm di cappotto e altri 25-30 cm di mattone e cemento non erano un problema e tutto, ma proprio tutto si sarebbe risolto in 5 minuti di un pomeriggio artico di dicembre. Poi….la somma di due menti geniali (la mia e la sua!) avrebbero facilitato l’operazione. Dopo questa esperienza comunque, sto ancora pensando se l’intelligenza si possa sommare ma questo è un altro discorso che riprenderemo!

Era stato pianificato tutto fino all’ultimo dettaglio. Io, come uno stagista, mi sarei infiltrato nella bassa e polverosa soffitta strisciando come un verme nel punto preciso dove secondo i calcoli sarebbe apparso il buco mentre Amarildo come un “Bronzo di Riace” in piedi su un ponteggio esterno avrebbe dato inizio alla “trivellazione”. Il momento era silenziosamente segnato dal destino fino ….. alla accensione del trapano a percussione. Seguirono istanti interminabili dove sembrava che la casa si stesse accasciando su se stessa poi…..piccolo imprevisto. Amarildo disse “niente panico”. Del resto anche nelle trivellazioni in antartide qualcosa può andare storto ma c’è sempre una soluzione. (Parole sue)

Come in Antartide la trivella (ops …. il trapano) era arrivato a fine corsa ma non era riuscito a perforare il pack (muro).

Ora, …. aiutatemi a capire, se il cappotto è di 15 cm e il mattone di 25 cm è consigliabile usare una punta di 40 cm. Invece NO! La punta è di 25 cm. Maledizione è cortaaaa!!. Io e Amarildo a questo punto ci guardiamo…..cioè, non ci potevamo vedere essendo separati da un muro ma sicuramente ciascuno ha pensato, sghignazzando,  alla stupidità dell’altro. Comunque in antartide i problemi si risolvono e Amarildo prese un ferro di circa 15 cm e cominciò a martellare spingendo la punta sempre più in fondo.

Ogni colpo sul ferro era come picchiare un masso di granito fino a quando. TOC….TOC….TOC….si sentì un TIIIINNNNNN  con tanto di vibrazione. Segui un silenzio che nessuno aveva mai sentito rotto da un richiamo ..”Amarildo….. Amarildo… sei vivo? ” Niente…. Minuti di angosciosa interruzzione radio come il rientro di Apollo 11 dallo spazio. Poi dalla oscurità della soffitta appare Amarildo. Avanzava a carponi come un “marines” ma con la stessa ferocia di “Alien”  con in mano solo il manico di legno del martello. Non osai  chiedere che fine aveva fatto il resto del MIO martello ma la evidente macchia rossa sulla sua fronte e quello strano rumore (TIIINNNNN) lasciava pochi dubbi. Ma in Antartide come ho già detto non ci si arrende anche se il freddo ormai era insopportabile. Era il momento del “Rapporto Danni”

Eccolo in sintesi nella sua inclemenza:

  • martello rotto
  • Punta incastrata nel muro
  • Ferro che doveva spingere la punta praticamente incastrato e perso
  • Amarildo ferito nel fisico e nel suo orgoglio
  • Viveri e luci allo sgocciolo

Quando scoprimmo che la punta era bloccata in una trave in legno Amarildo era così in aria che dovevate solo vederlo.

Partirono idee o proposte malsane come “dare fuoco alla trave” oppure “usare dell’esplosivo”. Ma per fortuna riuscì a farlo ragionare e i lavori ripresero.

Mia moglie ci vide salire in soffitta convinta che non saremmo più tornati vivi.

Per altre due ore picchiammo su tutto ciò che poteva essere picchiato e finalmente un attimo prima di usare il gatto come martello, la punta usci in un punto imprevisto (nemmeno il Terzo Valico della TAV fu cosi impreciso e in ritardo).

Comunque il diaframma era rotto. Amarildo urlò… “Mi vedi?” ….. “Siiii…” Risposi felicissimo e orgoglioso, mentre con un tempismo cronometrico Amarildo sputò dentro il foro centrandomi in pieno. Voglio ancora credere che sia stata una casualità anche perché ormai intorno a noi si stava popolando di animali notturni come pippistrelli, topi, ragni, civette, biscie e altre strane creature. Insomma, non era certo il momento di dare spettacolo e farsi domande sulla evoluzione e la provata e indiscussa intelligenza di due rappresentanti della specie umana.

Ci lasciammo come si lasciano dopo il turno di notte due minatori del “Sulcis-Iglesiente” (miniere carbonifere della Sardegna) con uno sguardo intenso e la faccia sporca di carbone mentre mi tornarono in mente le parole di “Van De Sfroos” in una sua canzone… (La vita per molti è una autostrada, per qualcuno una ferrovia….per noi….una galleria). Appunto….un buco.

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