IL MIO TEMPOMI PRESENTO

1959. Presente!

L’anno che vede la mia nascita non è ricco di avvenimenti meritevoli come scoperte scientifiche o date “storiche” e probabilmente verrà ricordato per una sonda sovietica che fotografò per la prima volta la faccia nascosta della Luna (il primo uomo nello spazio partirà solo 2 anni dopo). Ma è anche l’anno per l’entrata in commercio del primo sedativo non barbiturico (il Valium®!!) . Comunque, non mi lamento……. Poteva andarmi peggio.

Ho fatto un po’ di tutto: il lavoratore in “nero”, il responsabile della produzione, l’operaio, il marinaio, il rappresentante, l’arbitro, l’ottico, il consulente tecnico, l’impiegato, tante altre cose che non ricordo, e anche il “prof”. Nei miei anni, sono andato, per lavoro, su e giù per l’Italia come fa un ascensore in un condominio per ritrovarmi sempre in cantina o in una soffitta. Ho capito che tra la fortuna e la scalogna la distanza è breve ma che quando la sorte avversa ti punta non ti molla facilmente e “picchia duro”. Sono anche convinto che le bugie non si dicono perché è disonesto ma che non è indispensabile dire tutta la verità . La mia infanzia e il mio passato sono una ragnatela ormai piena di buchi in cui spesso rimane ancora ingarbugliato un ricordo.

Sono comunque convinto che ognuno è “complice” del proprio destino ma, andiamo con ordine. Dunque, come detto sopra, l’anno 1959 improvvisamente, tra l’impresa della Sonda Sovietica e un Valium® sente un terribile vagito. È il mio biglietto da visita in un equilibrio già allora instabile del pianeta (eravamo in piena guerra fredda e ogni due giorni USA e URSS minacciavano di distribuirsi reciprocamente un numero imprecisato di bombe all’idrogeno). La cosa bella è che dopo circa 10 minuti si udì un altro vagito ….. Era quello del mio fratello gemello che rivendicava un pochino di spazio nella culla. Ebbene si…..”sono due maschietti!!!!” urlarono poco dopo dalla sala parto. Si dice che mio padre avuta la notizia che doveva sfamare 2 bocche in più abbia incominciato a perdere i capelli. Per essere sincero io me ne ero accorto circa otto mesi prima quando avvertivo che lo spazio nella pancia della mamma diminuiva sensibilmente. Non è possibile accertarsi del mio tentativo di accaparrarmi di quello spazio tentando di strozzare il gemello con il cordone ombelicale ma, dalla testimonianza della mamma e dagli incubi raccontati dal fratello era chiaro che era in atto una lotta per la sopravvivenza senza esclusioni di calci pugni e spintoni.

Chi non è un “gemello” non può nemmeno capire che tipo di vita lo aspetta ma nella mia famiglia lo capirono subito. La mia “guerra” proseguì anche nelle 48 ore dopo il parto e lì mio fratello rischiò brutto! Solo l’attento intuito della “ostetrica” mise in luce una situazione anomala. Mio fratello dava segni di denutrizione e piangeva sempre rivendicando quelle poppate che io riuscivo ad aggiudicarmi a tradimento, mentre il sottoscritto se la godeva nella culla in un sonno tranquillo ma con un sovra peso che lo tradiva. In effetti io e mio fratello eravamo due gocce d’acqua e nemmeno la mamma capiva la differenza… il vantaggio iniziale era fondamentale e ne ho approfittato. Per distinguerci mi fu messo al braccio un nastrino di colore differente del fratello e fu spiegato a mia mamma che non doveva allattare solo il sottoscritto e le ridettero le “istruzioni del caso”.

La scena che si doveva presentare a casa mia la immagino più o meno di questo tipo: Mio padre in bagno a fare l’appello dei capelli. Mia mamma a fare la lotta tra calendari, orari di poppata e nastrini colorati e io che speravo di venire preso più spesso da quelle braccia che si allungavano nella culla. Un gemello deve dividere tutto….le poppate e le coccole, le mance dei nonni e i regali di Natale, solo i guai arrivavano doppi…..come le malattie contagiose, varicella, morbillo, orecchioni e influenze varie che trasformavano la casa in ospedale da campo con tanto di pellegrinaggio di parenti e vicini. Altro che i “gemelli si sentono” e se uno si ammala per solidarietà si ammala anche l’altro. Vorrei vedere voi a schivare Virus e batteri …..Già quanto sopra può essere un buon motivo per liberarsi del fratello ma se poi, secondo le usanze di allora, i “gemelli” dovevano vestire nello stesso modo e frequentare le stesse amicizie e gli stessi luoghi tutto questo diventa un limite alla libertà individuale.

Per fortuna la “Natura ” pose un limite a questo caos e cominciò a delineare dei lineamenti diversi tra me e mio fratello almeno da renderli visibili a mia mamma!!!! Questa differenza andò sempre di più a marcarsi nel tempo. Superato il primo momento dove i “gemelli” cercano di annientarsi a vicenda arriva il momento dove si capisce che insieme si può fare anche qualcosa di bello. Insomma, scatta un meccanismo naturale ….tradotto, la “paura affraterna” e la solidarietà tra noi esisteva nei disastri da bambini che cominciavamo a causare per perfezionarsi nel primo periodo scolastico. Del resto il motto di mio padre era “l’unione fa la forza” e da buon operaio metalmeccanico (un lavoratore come pochi con 2 mani che potevano trasformare un pezzo di ferro in oro….) sicuramente vedeva nei suoi figli un ottimo banco di prova delle sue idee socialiste. Naturalmente io mettevo in pratica i “consigli” di mio padre e quale migliore occasione poteva offrirci proprio la scuola? Immaginate….stessa scuola….stesso banco…stesso calamaio!!. Combinazione vincente per fare studiare come un matto mio fratello e raccogliere “copiando” i frutti del sapere. Ero semplicemente un genio!!!. Purtroppo il mio “socialismo applicato” si scontrò presto con “l’individualismo capitalista” urlato dalla maestra che, con relativa bacchettata sulle mani (che male!!) urlava come una matta “chi fa da se fa per tre”.

Questo mise in crisi le teorie di mio padre (del resto non ho mai avuto la stoffa del rivoluzionario!!!) e intervenne la prima crisi esistenziale (avevo 6 anni!!). Mio padre mi spiegò poi da buon socialista che avevo frainteso il significato delle sue parole ma penso a distanza che lo dicesse perché vedeva con il suo sguardo lungo le future sconfitte della classe operaia a causa di politici e sindacalisti corrotti che avevano speso la loro “parola” solo per propri interessi.

Arrivò anche il momento di separarmi da mio fratello. Il fatto fu a dir poco brutale e dolorosissimo. Cerco di raccontarvelo. Improvvisamente si aprì la porta della classe e fui deportato in II^B senza spiegazioni. Mentre vedevo allontanarsi il banco, il calamaio mio fratello e l’unico cestino con la merenda, mi misi a urlare e piangere come un matto. La cosa fu così traumatica che dopo 5 minuti tutti i miei compagni della “II^A” entrarono in un pianto contagioso. Tutti i bambini si misero a piangere, le maestre erano disperate e le bidelle sull’orlo dell’esaurimento.

Ci fu una processione di genitori per una settimana….tutti a chiedere spiegazioni…Non era la prima volta che tentavo di mettere in crisi il sistema scolastico (e non sarebbe stata l’ultima!!). Ci avevo tentato il primo giorno di Asilo. Riuscì a fuggire passando sotto la recinzione del giardino solo dopo 3 ore…un record….le suore non mi vollero più e fui espulso perché “troppo vivace”. Mia madre rivendicò dopo 15 anni la retta pagata anticipatamente per un mese di Asilo decurtandola dalla mia prima busta paga!!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *