FUORI DI CLASSE

Io Commissario (interno) in un Esame di Stato

Un esame penso, non è solo accertamento di sapere, ma una prova con se stessi. Certamente uno può anche pensare che “sono cavoli miei” e non per questo si deve “obbligatoriamente” mettere in mostra “come” e “quanto” sono bravo. Ma la forma attuale dell’esame di stato, che gli studenti delle superiori hanno appena finito, mi trova pienamente d’accordo su questa inutilità.Attenzione che con questo non voglio dire che gli esami di Maturità siano da abolire (OPS.. si dice di “Stato” forse per difenderci dagli Immaturi che escono).

E’ “questo” tipo esame ad esserlo! Un esame che costituisce una “overdose” delle verifiche dell’anno, rinviando (è sempre un rinviare o meglio evitare le responsabilità)  la verifica delle competenze raggiunte ad altri appuntamenti, universitari o lavorativi.
La consegna di un titolo di studio con “valore legale” è ormai ridotta ad un tradizionale adempimento e per giunta costoso per lo Stato e l’esame non è più da tempo l’elemento utile né per una chiara valutazione finale, né per l’ammissione all’università e neppure per raccogliere adeguate informazioni sull’efficacia del nostro sistema scolastico almeno che non si faccia finta di non saperne le dinamiche.

Nei paesi più avanzati, se ci sono gli esami d’ingresso all’università non c’è l’esame finale della scuola secondaria di II grado; se c’è invece un esame di stato (e in questo caso è selettivo) non ci sono test d’accesso all’università.
La situazione quindi da noi è anomala oltre che ridicola.

In una scuola dove praticamente non esistono quasi più risorse pubbliche per il funzionamento, questo esame di stato costa attorno agli 80 milioni di euro, per promuovere il 99 % dei candidati. (Da quello che ho sentito è più rischioso farsi operare di cataratta ……che farsi bocciare).

Non appare ragionevole discutere la proporzione tra questa spesa (ed il tempo investito) e l’obiettivo da raggiungere (ammesso che questo sia chiaro) di una valutazione e selezione in base alle competenze acquisite?

L’attuale sistema di punteggi non è assolutamente in grado di rappresentare la preparazione scolastica di un giovane: un 8 in italiano, un 10 nella seconda prova un 7 in terza prova, un 22 nel colloquio, equivalgano ad un valore di 47/100 come prove d’esame, il quale, sommato ad un credito scolastico di 14, porta ad un 61?

Ma come è possibile che quel 61 di “preparazione” rappresenti valori così diversi tali per cui, sommarli in un numero, possa significare qualcosa? Forse sarebbe meglio una certificazione con la quale descrivere che cosa uno studente conosce e sa fare.

Forse, proprio a questo scopo, varrebbe la pena valutare seriamente la proposta di abolizione del valore legale del titolo di studio, così che la preparazione di uno studente valga per quello che effettivamente dimostrerà di sapere e saper fare.

L’attuale situazione invece maschera realtà diseguali nei fatti, assai differenziati tra scuola e scuola penalizzando studenti che hanno posto sacrificio e impegno come presupposto per “arrivare” vedendosi allo stessa stregua finale dopo 5 anni di chi della scuola l’ha usata (abusata) a proprio piacimento sperperando risorse e soldi pubblici per un “diritto all’istruzione che non capisce nemmeno”.
Si potrebbe invece far sì che, con la preparazione effettiva ricevuta, lo studente, se lo desidera, si presenta a prove gestite e “certificate” da un sistema nazionale di valutazione “neutro” composto anche di professionisti del settore e non di docenti che per mestiere fanno il docente senza sapere come è fatta la realtà lavorativa. Una alternativa rispetto all’Amministrazione e all’istituto scolastico, ai fini di una certificazione credibile per i vari percorsi di inserimento nella vita attiva.

Comunque cari ragazzi il rito è stato portato a termine, il copione è stato recitato un’altra volta, e voi, avete avuto il vostro momento.

Mi scuso subito con chi ha dato il massimo ottenendo come chi ha scelto la strada della “semplificazione” e con “scorciatoie” di dubbia morale. Studenti miei, è bene che lo sappiate, se alcuni di voi non l’hanno già intuito: è stato tutto uno scherzo.

Perché, ragazzi, l’esame non l’avete fatto soltanto voi, ma anche io, ovviamente da commissario (interno, per la precisione). Vedevo la vostra ansia, e vedevo cosa succedeva dietro le quinte. La sensazione stranita, poco piacevole, di percepire una generale mancanza di senso in quel che stavo facendo.

La voglia di piantare lì tutto. Non l’ho fatto per una forma contorta di rispetto che dice “se ti danno uno schiaffo porgi l’altra guancia”. Pensavo solo a quello che mi raccontava mio padre:  “qualunque impegno che ti prendi lo devi portare avanti al meglio che puoi fino alla fine”. Ma entriamo più in dettaglio. Vi devo una spiegazione, dopotutto. Cominciamo dalla questione della commissione mista a cui siete stati dati in pasto perché così si fa…. Avete passato mezzo anno scolastico ad avere paura dei commissari esterni, li avete immaginati, chiamati, trovati, e poi una volta materializzati li avete analizzati sui social. Vi siete informati su di loro ma senza togliere il pregiudizio di “castigamatti”  mentre quelli interni sono diventati i vostri numi tutelari.

Ma vi siete chiesti il perché dell’esistenza stessa dei commissari esterni? La domanda può sembrare banale, tanto ovvio siamo abituati a considerare la cosa, ma non lo è affatto.

La spiegazione standard la conosciamo: il commissario esterno è più oggettivo, meno coinvolto, meno interessato a promuovere “a prescindere”. Di contro, il commissario interno è quello buono, mite, comprensivo e, quindi, poco oggettivo, solo che conosce i candidati, (ne siete sicuri?) e con questo dovrebbe poter fornire un’adeguata contestualizzazione agli sforzi e ai risultati di voi ragazzi. Nell’insieme, questi due opposti poli dovrebbero generare una commissione equilibrata.

Negli esami di Stato per le varie professioni, il principio è chiaro: i professionisti di un certo mestiere vogliono essere sicuri che i nuovi membri non vadano al di sotto di un certo standard qualitativo, e li mettono alla prova. Lo standard potrà essere discusso, ma non è disancorato dalla realtà: i medici non devono combinare pasticci con la salute dei pazienti, gli avvocati non devono lasciare nei guai i loro assistiti, i ponti degli ingegneri non devono crollare. E questa logica vale per un commissario interno che uno esterno.

Un tempo i commissari erano tutti esterni (tanti anni fa) e quest’idea di “bilanciamento” non esisteva, se non per la presenza di un coordinatore che faceva da avvocato del diavolo. Il mio esame aveva un fine: convincere quei signori che potevo entrare nel mondo dei “grandi” senza fare danni e avevo 40 minuti per convincerli (mia moglie si è convinta dopo 8 anni di convivenza) Poi i “tagli” alla scuola hanno introdotto questa alchimia

In realtà, la presenza di commissari esterni ha una ragione più profonda di quella che ci raccontiamo di solito. E questa ragione è la fondamentale sfiducia che lo Stato italiano ha per i propri docenti (e forse questa volta ha ragione)

Nell’immaginazione del burocrate che ha inventato questo sistema, il severo commissario esterno sarà quello che senza fallo smaschererà quei sei del professore interno che in realtà sono dei quattro, quegli otto che in realtà sono dei sei, e così via.

La cosa buffa, infatti, è che una volta che sia stato sancito che i professori interni hanno regalato i voti come in scrutini dove per miracolo i 4 o i 3 si trasformano in 7 (il ragazzo però ha lavorato!!)  tutto continua come prima.

Ma se pensate che le mie paranoie siano troppo negative, ragazzi, potete analizzare il vostro esame su un piano più banale. Come pensate che siano state formate le vostre commissioni? L’esame è il momento “dei momenti” del vostro percorso scolastico, perché vi è stato ripetuto fino allo sfinimento, che per esso dovrete dare del vostro meglio. Come vengono nominati quei commissari che devono raccogliere dalle vostre mani il meglio che sapete fare? Pensate forse che i docenti nominati abbiano particolari abilità, competenze o anche soltanto particolare esperienza?

Non illudetevi. Il gioco delle nomine ha un solo vero principio: risparmiare. Sì, certo, i docenti con maggiore anzianità sono preferiti, ma più importante ancora è che un docente non viva lontano dalla scuola cui viene destinato: le indennità di trasferta costano care all’amministrazione, e soldi da buttare non ce ne sono. Quindi non è raro che come commissario esterno si trovi nominato qualcuno che ha molta meno esperienza del docente curriculare, o gente alle primissime armi, o un pensionato. In definitiva, i commissari esterni altro non sono che il rimescolamento confuso e abborracciato dei professori della provincia.

Quale ancoraggio alla realtà hanno gli esami di Stato della scuola superiore italiana? Ormai nessuno: alle università del voto di maturità importa sempre meno, e i datori di lavoro ci contano ancora meno visto l’enorme numero di corsi interni che tengono per i neo assunti.

Tra paura, casualità, calcoli algebricie strampalati, liti dei commissari, tira e molla tra interni ed esterni, quel che rimane è davvero poco. Soltanto colore e tradizione. Facciamoci un favore, allora. Lasciamoli perdere questi esami. Aboliamoli. Per la goliardia troveremo qualcos’altro, ma risparmiamoci quest’inutile perdita di tempo e spreco di denaro. Tagliamo tutto di netto e i soldi risparmiati usiamoli per rimpinguare lo stipendio di tutti docenti, non soltanto di quelli destinati dalla lotteria dei provveditorati e a chi è super attivo nei “progetti e percorsi” dimenticandosi che in aula qualcuno deve pure rimetterci la faccia

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