IL GREMBIULE A SCUOLA

Qualcuno vorrebbe introdurre il grembiule a scuola. Personalmente non sono molto d’accordo avendolo collaudato sulla mia pelle.
Gli esperti dicono che il grembiule metterebbe fine al l’ossessione dell’abbigliamento firmato.Sui “vestiti firmati” posso dire la mia. Non che io ne abbia mai avuto da ragazzo dei maglioni o abiti firmati. Ai miei tempi non c’erano pantaloni strappati come mode ma c’erano i “paninari” che si compravano i vestiti firmati e quelli come me che non potevano permettersi il “piumino Montclare”, si mettevano delle imitazioni e venivano guardati con disprezzo dalle ragazze.

Quando ero adolescente, le ragazze, non guardavano l’aspetto fisico o la simpatia del ragazzo. Si mettevano con chi ce l’aveva originale (il piumino intendo!). In questo senso, per eliminare la differenza di ceto, probabilmente il grembiule servirebbe e in più sempre per gli esperti, il grembiule servirebbe per sacralizzare la scuola, marcando la differenza tra la scuola e gli altri luoghi dove il grembiule non si usa. Come dire: “qui siamo a scuola e non si possono fare quelle cose che si possono fare quando si è fuori dalla scuola”. Bisogna andare a scuola in orario, puliti, lavati e pettinati oltre che preparati, educati, non chattare con il telefonino durante le lezioni o insultare il maestro o mettere ragni di gomma nella borsa della maestra. Praticamente fantascienza ma può darsi che funzioni.

Per me in effetti quando ero bambino, il grembiule era una specie di divisa da lavoro. Quando uscivo di casa e la mamma mi metteva il grembiule avevo l’impressione di andare a fare il mio lavoro. Mio padre aveva una “tuta blu” e una borsa dove metteva un panino e una bottiglia di vino e io un grembiule nero con una cartella piena di quaderni e matite con lo stemma del Milan cucito bene in vista. Entrambi eravamo coscienti che andavamo a fare un lavoro impegnativo e il mio era anche un lavoro difficilissimo perché avevo un maestro severissimo e manesco che tirava il cancellino. Era un cecchino, non sbagliava mai. Metteva i bambini e le bambine in castigo in ginocchio dietro la lavagna e tutto con l’approvazione dei genitori che davano sempre ragione al maestro anche quando alzava le mani perché “quella” era l’educazione di una volta.

Per noi bambini mettere il grembiule voleva dire: “sono un bambino, devo obbedienza assoluta e totale al mio maestro che su di me ha potere di vita e di morte con l’approvazione dei miei genitori”. Per me il maestro era dio. Mi faceva paura e non c’era nemmeno la consolazione di una preghiera a quel Dio che spiegavano a catechismo perché allora, quando si faceva catechismo il Dio che ci insegnavano era un Dio vendicativo che non perdona niente. Se sgarravo in un attimo mi mandava all’inferno e quando andavo a messa ero praticamente terrorizzato dal “confiteor ”

Confesso a Dio onnipotente perché ho peccato in:
PENSIERI – le cose che ho pensato
PAROLE – le cose che ho detto
OPERE – le cose che ho fatto
OMISSIONI – le cose che NON ho fatto

Cioè qualsiasi cosa che ho fatto o che NON ho fatto ho comunque peccato. Faccio schifo come persona perciò non mi sentivo un bambino ma un “contenitore di sensi di colpa”. Forse è da qui che ho cominciato a prendere un altra strada.

Quando ho potuto ho buttato il grembiule, liberandomi da una divisa, da un maestro e dal catechismo. Non mi sono mai liberato dai virus. Un grembiule a un bambino, del resto, non è uno scafandro per ricerche batteriologiche. Bisogna che il papà o la mamma lo mettano in lavatrice con il detersivo, l’anticalcare, l’acchiappa colori e poi bisogna stirarlo. Secondo me alcuni genitori preferiscono il virus piuttosto che stare li a lavare e stirare. Preferiscono che il figlio si prenda l’influenza o qualche virus gastrointestinale quindi, a che serve il grembiule.

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