DA GRANDE FARÒ IL PROF (4)


Se mi chiedessero cosa vuole dire essere un prof oggi, direi che fondamentalmente vuole dire appartenere ad una categoria in cerca di identità. Ben lontano da essere quel docente degli anni ’80. Nessun alunno di sicuro pende dalle nostre labbra e non siamo nemmeno quelli che possono giudicare senza appello. Provateci e immancabilmente farete scattare le gesta isteriche dell’alunno o le proteste dei genitori. Ho osato fare presente a un gruppo di ragazzi che…”guardate che non si può passare da quelle scale”. Non lo avessi mai fatto!!. Per non farsi riconoscere si sono messi tutti a correre proprio nella direzione vietata da una di quelle “circolari” fatta per proforma. Una specie di scaricabarile di responsabilità. L’unico alunno che si è fermato ha urlato all’ingiustizia in nome di una regola che “se lo fanno gli altri è un DIRITTO acquisito”…quindi……al diavolo l’educazione…..naturalmente con colleghi che assistono ma si guardano bene di intervenire (questa si che è esperienza!).

Eppure i “docenti” o se volete i “prof” sono forse gli unici adulti che passano molto tempo con le nuove generazioni. Gli altri, istituzioni e politica compresa, li ha già abbandonati da un pezzo, ricordandosi di loro al momento del voto con promesse o con soldi (bonus 18 anni) che verranno loro tolti alla prima occasione. Il “prof” di oggi deve fare un lavoro di disintossicazione buttando una grande quantità di informazioni inutili per valorizzare le abilità importanti di ciascuno.

Questo vuole dire focalizzarsi sugli studenti aiutandoli a sfruttare al massimo le loro potenzialità e non perdere per strada nessuno. Dovrebbe essere così, ed questa è la vera differenza tra la scuola di oggi e quella di ieri.

Non tutti la vedono nello stesso modo. Interessi privati, poltrone, agevolazioni di tutti i tipi e sottili ricatti a volte (e basterebbe una volta per farmi venire l’orticaria) creano molte difficoltà per questo semplice e civile obiettivo.

Eppure continuo ad assistere a “aggiornamenti” dove trasuda il fatto che “insegnare è facile” . Peccato che insegnare non vuole dire solo farsi ascoltare (!!) ma verificare se quello che si è detto è stato appreso ed è servito ad affrontare le difficoltà del nostro mondo, a distinguere la notizia da una bufala, o a capire la differenza tra una crosta e una opera d’arte. Insomma se si è innescato un processo di apprendimento continuo o virtuoso, la sensibilità al senso civico o almeno che il prossimo merita ancora un nostro sorriso. Il bello è che credo ancora che qualunque disciplina ( matematica, italiano, scienze, tecnologia, ecc) possa aiutare i docenti a raggiungere questo risultato. Ma poi…. i miei sogni e le mie certezze si infrangono su una scala.

Questa voce è stata pubblicata in FUORI DI CLASSE, MI PRESENTO. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *