DA GRANDE FARÒ IL PROF (3)

Assistere alle prestazioni scolastiche di questo pittoresco e simpatico gruppo di adolescenti è divertentissimo anche se c’è da rimanerne turbati. Non rimango più stupito se leggo che a Savona per un concorso di 50 infermieri si sono presentati in 7000. Questo per me la dice lunga sulle aspirazioni di una generazione credulona ancora al posto fisso e alla pensione. Quello che mi spaventa è che la notizia riportava il fatto che si è presentata “gente” che senza vergogna ha risposto che la Sardegna confina con la Calabria e che i Bronzi di Riace sono di marmo. Se qualcuno pensa che sto eagerando si ricordi che l’Italia è al 34 posto su 70 Paesi nella classifica OCSE. http://www.oecd.org/fr/
La “buona scuola” doveva essere (come tutte le riforme della scuola) la riforma determinante per non dire quella decisiva. Di fatto ci fanno credere che la salvezza è nel tablet, nelle mitiche lavagne interattive e nei docenti 2 o 3 o 4 punto zero. Sto solo vedendo schiere di docenti laureati che si iscrivono a corsi per “sapere” interagire con un “foglio elettronico” con costi a loro spese di 300 euro in su per comprovare di sapere fare un “copia – incolla” di un file e ottenere di conseguenza una “certificazione”. Nel ricandidarmi quest’anno ho dovuto anch’io fare queste “certificazioni” nonostante che nel privato curo la sicurezza di rete di una azienda e ho familiarità con linguaggi diversi di programmazione. Insomma un mucchio di carta da crocettare. Nessuna richiesta su quello che “so fare” realmente.
Eppure questo scenario di degrado è sotto gli occhi di tutti.
Degrado iniziato negli anni 80 di cui siamo tutti figli. Quando la scuola elementare in omaggio al mondo anglosassone, venne trasformata in primaria, avviandola verso una rapida “liceizzazione”, abolendo l’insegnante unica per venire incontro ai sindacati da sempre gli unici veri interlocutori del ministero. Risultato: i “pensierini” sono stati sostituiti dall’analisi del testo, la grammatica rimpiazzata da “schede strampalate” . Al posto delle “filastrocche” del tipo ” sul qui e su qua l’accento non va” le corrispondenze biunivoche e le entità equi potenti hanno preso il posto delle “ciliegie ” da sommare e torte da frazionare. Non parliamo dei “riassunti” o delle “poesie” da studiare a memoria. Troppo lo sforzo da fare quindi, cancellate!
Il risultato? Alunni balbuzienti che alla maturità dichiarano che il “Piave” si trova nell’ Isonzo. Un disastro dove l’importante è un pezzo di carta, l’abbassare ogni anno il livello delle pretese o insomma il solito “vivi e lascia vivere”
Una politica che ha sempre considerato il Ministero dell’Istruzione come una ciliegina da tirare fuori al momento del bisogno, una botta ai sindacati, una botta ai concorsi, un po’ di fumo in faccia alle famiglie per mascherare che sotto quel fumo non c’è trippa e così via.
Mi ricordo ancora le drastiche rivoluzioni basate su “Informatica – Inglese – Impresa”
Cosa vi è rimasto? Aule con PC obsoleti, ragazzi che dopo 13 anni di studio della lingua in aula devono andare a studiarla seriamente all’estero mentre della Impresa è rimasta solo la “S” di “Stage” legalizzando il lavoro minorile per fare salire la percentuale di occupati su un “impiego” neppure retribuito.
In compenso tutto è sommerso da moduli e burocrazie ottusamente pachidermiche.
La scuola ha smesso di pretendere dai suoi studenti e quindi di educare. Chi può manda il figlio in una scuola privata se non addirittura all’estero (meglio!), per gli altri rimane la consapevolezza di una deriva dove l’impegno non è condizione importante per il superamento dell’anno.
Prevale il mito della felicità, del tirare a campare, dei sotterfugi mentre io stesso ho paura anche a scriverla la parola “educare”.
Termine della diseguaglianza. Forse è per questo che in Italia il Ministero è chiamato della Istruzione e non come in Inghilterra della “Educazione”
Saranno la stessa cosa? Non penso proprio. Istruire è “fare apprendere le nozioni di una disciplina” mentre “educare” vuole dire “formare, con l’insegnamento e con l’esempio, il carattere dei giovani, sviluppandone le facoltà intellettuali e quelle morali”
Educare richiede la presenza di una autorità, principio sparito in ogni ambito della vita civile.
Chi educa oggi? Il “vietato vietare” è penetrato ovunque. Dalle maestre chiamate per nome ai professori a cui si risponde con una sboccata arroganza al rifiuto di compiere qualsiasi sforzo, alla incapacità emotiva che ne segue da parte dell’alunno di reggere anche alla minima sconfitta. Insomma, una “Caporetto” del sistema.
Eppure ho conosciuto insegnanti validissimi a cui però è stato impedito di fare il loro lavoro con l’aureo principio che ” un eccellente ombreggia il mediocre”. Mediocri che non vogliono essere disturbati nella loro esistenza. Principio tipico del demagogico lassismo dello Stato. Un principio tipicamente italiano
Cari miei l’Italia non è un paese per gente che studia e si prepara.. È il luogo del truffaldino, dell’apparire, del saper dire, del furbo che diventa addirittura l’esempio da seguire… e di chi non solo senza un titolo, ma soprattutto senza una preparazione può diventare ministro.. che disastro.

Questa voce è stata pubblicata in FUORI DI CLASSE, MI PRESENTO, NO GRAZIE e contrassegnata con , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *