IL MIO TEMPO

MA TU SERGIO…COME STAI??

Il corridoio, quel corridoio mi sembrava il più lungo che avessi mai percorso.
Davanti il medico e Luca, dietro a loro io e Franco. Nessuno di noi parlava.
Sembrava di andare a trovare un cadavere piuttosto che una persona speciale con cui avevi passato insieme anni tra studi, giochi e merendine.
In fondo a quel corridoio lunghissimo c’era una enorme stanza.
Mentre percorrevo quel corridoio sembrava che il tempo si curvasse su di noi e pensavo il motivo per cui la nostra mente ha la tendenza di ingigantire le cose e di farle diventare più grandi di quelle che sono realmente.


Mi avevano descritto Sergio come un violento tanto che l’ultima volta ha praticamente distrutto una stazione ferroviaria e sono intervenuti ben cinque poliziotti per calmarlo.
Gli hanno trovato in tasca il numero di telefono di una parrocchia…era quella di Luca il nostro amico, anzi, di Don Luca ed eccoci ancora uniti…io, Franco, Luca e….Sergio
Quando vidi Sergio, mi pareva che l’unica cosa che fosse cambiata era la sua corporatura.
Sergio era spropositamente magro ma non mi dicevano nulla sulla sua malattia … cioè si sapeva ma era meglio non pronunciarne il nome….
Ma il ricordo di quel luogo e la sensazione che si lega quando ci penso non và immediatamente a Sergio, ma a una prima immagine che non è stato lui….
È stata una immagine che mi si è inchiodata alla testa come una bruciatura sulla pelle
Una immagine di una donna con una pelliccia..ecco il mio ricordo….è quello.
Infatti, prima di vedere Sergio, seduto sulla destra dell’ingresso, il mio sguardo è partito da sinistra e lì ci stava quella donna con la pelliccia.
Non c’era nessuna necessità di tenere su la pelliccia, anzi, la stanza era ben riscaldata ma lei, era lì seduta su una sedia in modo ordinato con le mani sulle ginocchia come se stesse aspettando una chiamata e le mani dovevano aiutarla ad alzarsi.
La cosa che però faceva impressione di quella donna era quello che stava facendo.
Lei NON stava facendo niente. Lo sguardo era fisso di fronte a se. Non muoveva un dito, non batteva ciglia, non parlava, non ascoltava……sembrava che non stesse pensando a niente.
Sergio invece era su una poltroncina dalla parte opposta ma molto lontano dalla donna.
Quando ci ha visto, ha sorriso ma, penso che abbia sorriso a Luca e al dottore perché io e Franco eravamo dietro di loro.
Poi i due davanti si sono aperti e Sergio ci ha visto e noi abbiamo potuto vedere lui.
Aveva addosso una camicia a scacchi e dei pantaloni di velluto marroni e un paio di scarpe da lavoro.
Lui ha guardato me e Franco e con la stessa voce di quando aveva 14 anni ci ha detto….: “E voi che ci fate qui?”
Sergio aveva cominciato a fare uso di sostanze proprio in quegli anni e spesso si allontanava da noi richiamato dagli “altri” … quegli altri che non voglio più nemmeno pensare che esistano
Non capivamo perché ci lasciava….era sempre più strano, e poi spuntarono le prime sigarette ….i primi litigi…le botte, prese e date….il suo tempo con noi stava finendo.
Sergio era stato all’estero, in Germania…era stato in prigione e il militare lo aveva fatto a “Gaeta” perché allora non si poteva fare il “fighetto” nella protezione civile….allora eri un disertore….e lui non si è piegato mai.
Ne era uscito devastato e adesso noi eravamo lì in una “comunità” di cui solo Luca (il prete!) sapeva cosa fosse…..mi avevano detto che era malato…
Sergio non sembrava un “tossico” o meglio noi non sapevamo nulla di lui e non sembrava nemmeno uno che aveva deciso di mollare gli ormeggi della vita e che aveva deciso di andare alla deriva in acque sconosciute.
Nessuno di noi ha voluto parlare del passato o del tempo trascorso insieme…..
Abbiamo chiesto al medico se potevamo portarlo con noi fuori…a pranzo….e dopo mille raccomandazioni Sergio si è messo un cappotto e ci ha seguito.
Mi ricordo ancora quel pranzo di polenta e gorgonzola e si è parlato di me e di Sergio….di Luca il compagno di giochi che si è fatto prete era imbarazzato ancora se si parlava di ragazze… e di Sergio ….non si diceva nulla come se non fosse mai esistito.
Poi, mentre tutti bevevano il caffè a me ha preso un attimo di malinconia e mi ha portato a fare una domanda che era la madre delle domande…quella domanda….
“MA TU, SERGIO,….COME STAI??”.
Il tempo sembrava avere ingabbiato il tavolo e tutti noi…..avevo ancora una volta richiamato il tempo….
Sergio è rimasto in silenzio per alcuni secondi e poi, ha tirato fuori di tasca un blocchetto scritto a matita e leggendolo mi ha risposto….
“Vedi Tiziano, in questo tempo dove la fama è l’altare a cui si inginocchia la maggior parte della gente, non so per quale motivo dovrebbe importarti chi sono o anche solamente se solo esisto o come sto. Non sono “famoso” e non sono figlio di famosi. Sappi che nessuno mi ha mai maltrattato e poi…non ho nessun desiderio di essere celebre…..”
Ho saputo molto più tardi che quelle erano le parole di un libro che stava leggendo….e che ho ritrovato tanti anni dopo. (il luogo delle ombre)
Sergio….mori dopo 8 mesi dalla nostra visita…..lo vidi per altre due o tre volte….poi non rividi più nemmeno Luca e Franco semplicemente perché in modo tacito non ci cercammo mai più…….e forse è un modo (il migliore) per credere che siamo ancora tutti insieme e ingannare il tempo.

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