MI PRESENTO

E’ IL MOMENTO DI FARE SCORTA DI CARAMELLE

corridoio

Non so se voi vi ricordate quando siete entrati per la prima volta in un ospedale ma, non nelle vesti di paziente..

Io si…lo ricordo..ero un bambino e dovevo andare a trovare una “Zia”. Non posso dirvi quanti anni avevo ma ero abbastanza grande da ricordarmelo e abbastanza piccolo per sentire per la prima volta l’odore di disinfettante mischiato con quello della minestra.

Ero comunque spaventato di tutto quel bianco e da tutta quella severità.

La Zia poi, in realtà non era una vera Zia ma una vicina di casa che tutti chiamavano “la Zia”…. Non so perché ma era così.

Io la Zia me la ricordo sempre a letto…..prima a casa in una camera molto grande e luminosa poi, appunto, in un letto di ospedale tanto che non ho una idea di quanto fosse alta la Zia.

Io so che era lunga come il letto e molto magra con capelli bianchi lunghissimi e sottili.

Quando la andavo a trovare era sempre sorridente e dolcissima anche se, le parole che sentivo a casa da parte di mia mamma trasudavano sempre un senso di tristezza

Comunque, intorno a lei c’era sempre un mondo fatto di parenti indecifrabili come grado e provenienza….adulti, bambini, vecchi, di tutto insomma.

Quando la Zia fu portata in ospedale andavo a trovarla con i miei genitori mediamente due volte al mese e la cosa andò avanti per parecchio.

Qui era brutto perché non potevo salutarla frettolosamente e poi correre a giocare in cortile perché l’ospedale non aveva cortili e dovevo stare in un lungo corridoio.

Penso di avere incominciato ad odiare i corridoi degli ospedali in quel periodo.

Quei corridoi lunghi erano più terrificanti della stanza…..erano vuoti e lasciavano immaginare chissà quali cose accadessero in quelle stanze una volta che parenti e amici se ne fossero andati via e tutto veniva ingoiato dal silenzio.

Inoltre faceva sempre caldo, anche in inverno e tutti ma proprio tutti avevano facce severe (e anch’io me ne misi una addosso di circostanza….senza capire).

Avevo anche paura di quello che avrei dovuto fare, come muovermi, cosa dire, quando e se sorridere o di come stare in piedi o stare zitto una volta entrato nella stanza.

E quando entravo tutto era come me lo immaginavo…esattamente terrificante….nessuno parlava…le persone stavano in piedi con le mani incrociate o con il soprabito sotto il braccio.

Mia mamma era la più coraggiosa ed era l’unica che parlava con la Zia, in un ambiente dove anche l’aria era carica di un tempo fermo, come se tutto quello che c’era in quel contenitore non avesse più scampo.

Io aspettavo così il mio momento…..ormai dopo un paio di volte avevo capito che quel momento si sarebbe ripetuto all’infinito in quella stanza.

Era quando la Zia mi chiamava e pretendeva che mi avvicinassi a lei a pochi centimetri per sussurrarmi: “nel cassetto ci sono delle caramelle alla menta che sono una squisitezza…….Prendine una e, prendine una anche per me!”

Poi, mio padre mi faceva capire con uno sguardo che dovevo uscire…..su quel corridoio lungo e triste….ubbidivo ma ogni volta avevo un groppo alla gola.

Una volta fuori, non toglievo mai lo sguardo dalla porta e ogni volta che si apriva speravo che fosse il turno dei miei genitori. E allora sì che prendendomi per mano finiva la paura.

Arrivò anche quando all’ospedale non ci andai più a trovare la Zia….ma non ci andarono nemmeno mamma e papà….all’ora capii che non avrei più avuto quella caramella da lei.

Per lungo tempo (a volte anche adesso) ogni volta che mi trovo con qualcuno che soffre o che fa i conti con qualcosa che sta andando storto mi convinco che:

  1. A) Se siamo lì c’è comunque una possibilità di mangiare una caramella alla menta.
  2. B) La positività è un approccio difficile da mantenere sempre e comunque specie se ci si ritrova in corridoi lunghi.
  3. C) Non è facile stare vicino a qualcuno che non sta bene ma è sicuramente ancora più difficile non stare bene e non avere nessuno vicino.
  4. D) Che anche una caramella alla menta è un metodo che può addolcire i momenti difficili della vita e che forse ė il caso di farmene subito una scorta.

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