IL MIO TEMPOMI PRESENTO

SIMONA E LA CHITARRA

Mi ricordo bene.
Ero in un parco, pioveva  e aggiustavo la tensione delle corde della chitarra.
Ho visto arrivare verso di me una ragazza senza ombrello ma con addosso un impermeabile nero.
La prima cosa che ho pensato è stata….ecco adesso mi prenderà per un cretino….una specie di “Bob Dylan” casereccio che vuole fare colpo sotto la pioggia.
Si… lo so … mi sarei potuto salvare spiegandole che in realtà,  quando ero uscito di casa, avrei voluto suonare sotto la neve che ancora stava scendendo e non sotto la pioggia che è arrivata quando sono entrato al parco.
Però, ho pensato che la spiegazione poteva peggiorare le cose e quindi era meglio stare zitti.
Forse la soluzione era quella di smettere di suonare del tutto, anche perché avevo scelto quel posto per imparare a suonare senza che nessuno sentisse le steccate ma, la cosa sarebbe stata più patetica.
Cioè …un “cretino” in un parco, sotto la pioggia, con una chitarra in mano che manco la suona.
Ecco, mentre pensavo a tutte queste cose che “lei” avrebbe pensato di me ho sentito qualcosa cadere nella fanghiglia vicino ai miei piedi.
Ho guardato per terra e ho visto due monete da duecento lire.
Ho alzato gli occhi….la ragazza con l’impermeabile nero si stava allontanando dopo essersi rinfilata frettolosamente in tasca la mano con cui mi aveva lanciato l’elemosina.
Ho raccolto i soldi e ringraziandola le ho detto che non li volevo.
Che non stavo suonando per i soldi ma, semplicemente perché mi andava di farlo.
Però, deve avere frainteso perché ha borbottato qualcosa.
Le ho chiesto di ripetere e lei mi ha detto:
Ohhhhh… Siete tutti uguali voi altri! Chiedete i soldi e poi non vi va bene quello che vi danno!
Ecco…in questo modo ho conosciuto Simona.
Allora ero uno studente sfaccendato che andava al parco per tentare di imparare a suonare una chitarra impossibile che non avrebbe mai imparato a suonare.
Quando penso a quel fatto mi viene in mente un “sentito dire” che dice più o meno così: “nell’inizio c’è sempre la fine.
Cioè … è come se sapendo poter leggere l’inizio di una cosa, ci sia già una importante traccia di come andrà a finire.
Ripensandoci adesso, mi sembra tutto così chiaro …..quelle monete lanciate con sprezzo contrastavano con  quello che c’era sotto il suo impermeabile nero.
È vero che c’è il modo di agire…. che parla, racconta più di discorsi e lunghi monologhi.
Spesso le cose che vediamo dire e vediamo fare, secondo me andrebbero “scecherate” insieme.
Cioè non che una annulla l’altra ma, una completa l’altra e quindi ti dà meglio il quadro della situazione.
È come se diciamo a una donna che la amiamo e poi non ci andiamo a letto, oppure quando diciamo di non credere e ci ritroviamo ad emozionarci in una chiesa o quando sosteniamo di lavorare per un gruppo ma in realtà lavoriamo solo per noi.
Quello che ci identifica non sono quello che diciamo o facciamo ma la parte che sta in mezzo.
Quella linea mediana del segmento “fare dire” indica molto meglio quale è la nostra direzione…la nostra storia
Ecco perché “evaporammo” dopo un anno…quella linea non l’avevo vista….

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