IL MIO TEMPO

SCAVALCARE UN CANCELLO 2 parte

 

Si ma come ci ero finito lì sopra?

Adesso dovete sapere che io Marco, Claudio e Roberto (nomi di fantasia) non eravamo proprio dei santi anche se ci trovavamo molto vicino a dei luoghi toccati dalla fede e credenza estrema.

Cosa ci facevamo li in “Bosnia Erzegovina” non era molto chiaro e dovevamo ancora capirlo. Resta di fatto che quella sera a qualcuno venne la brillante idea di lasciare quel posto di preghiera sicuro e caldo per avventurarci in cerca di un bar, una trattoria, e altro. Da quello che capivo la “Bosnia” era un posto strano dove, a parte alcune isole felici, finire nei guai o finire su una mina era di una semplicità estrema.

Ma nessuno fece caso alla nostra fuga. E nessuno si preoccupò. Erano tutti intenti in cose strane tipo preghiere e rigenerazioni dell’anima. Probabilmente a chi ci crede quelle cose hanno effetti benefici ma a noi….o meglio….a me serviva anche dell’altro, e di sicuro non avevo fatto più di 1000 km per poi chiudermi in una chiesa. La parola d’ordine fu subito chiara….cercare di socializzare con la gente locale. Nonostante quello che si diceva sugli italiani (che non erano ben visti per fatti storici non ancora del tutto dimenticati) non ci fu difficile trovare subito la complicità di un paio di ragazze….dovevamo solo aspettare che finissero il turno di lavoro nel negozio di souvenir. Poi ci avrebbero fatto “vedere” il paese con la scusa di portarci nel “miglior locale” per “italiani”.

Questa non l’ho mai capita…..o meglio feci notare agli altri che “noi” eravamo gli unici italiani. Decidemmo di stare in guardia ma era difficile non distrarsi con quelle tre appiccicate che facevano un mucchio di domande.

Nessuno comunque doveva stare da solo fino a quando la situazione non si fosse chiarita….Troppo tardi…..Roberto era già sparito e questo non prometteva nulla di buono. Lo trovammo dopo un ora “ciucco” tradito ma per fortuna aveva ancora in tasca portafoglio e documenti. Inutile dire che non si ricordava nulla ma per noi aveva una espressione tipica di chi aveva visto troppo e quello che aveva visto non era proprio roba di chiesa.

Nel frattempo anche noi non eravamo messi meglio e le birre vuote sul tavolo non si contavano. Riuscimmo a ricompattarci poco prima dell’arrivo di una portata di pesce che dopo giorni di digiuno sparì dai piatti come assalito da un branco di lupi. Sicuramente gli altri avventori ci avranno detto e pensato di tutto nel vederci così affamati e abbiamo fatto la nostra “porca” figura di italiani, ma non potevamo dire tutta la verità sul fatto che eravamo in quel posto se no….addio ragazze! Claudio disse che semplicemente eravamo di passaggio…..non disse altro mentre si strozzava con un astice. Roberto comunque era l’anello debole del gruppo e temevamo che spifferasse tutto. Ogni volta che stava per dire stupidate gli si metteva un bicchiere sotto il naso che lui ingurgitava senza nemmeno sapere cosa fosse. Avrebbe bevuto anche del petrolio e questo peggiorava la situazione. Finì che ci buttarono fuori dal locale sia per la tarda ora ma anche  perché stavamo facendo troppo casino. Ok….serata storta….niente ragazze…mangiato troppo…e bevuto da fare schifo. Si decise di fare un giro ampio prima di rientrare nel tentativo di smaltire.

Dissi che se ci vedevano cosi sarebbe finita malissimo e ci avrebbero frustato. Immaginammo punizioni corporali di tutti i tipi e castighi per il resto del “soggiorno”

Ad un certo  punto Claudio impose il silenzio radio….ci stavamo avvicinando al cancello e fu lì che lo trovammo chiuso. In effetti erano quasi le due di notte. Nessuno si era accorto di noi. Potevamo anche essere morti. Questo ci fece capire la nostra inutilità e mescolato con l’alcool ci fece cadere nella disperazione. Non rimaneva che scavalcare il cancello ma questo rocambolesco particolare, lo sapete già.

Una volta nel cortile sembrava fatta ma, anche la porta principale era chiusa. Impossibile suonare…..impossibile solo pensare di chiamare con il telefono. Proposi di passare la notte sul pulman ma Claudio aveva lasciato le chiavi in stanza. Dovevamo ragionare!…. Fino a quando ebbi una idea!…..”si passa dalla portina della chiesa”. Una volta dentro sarebbe stato un gioco da bambini arrivare nelle camere.

La porta della chiesa era aperta ma….all’interno c’era gente che pregava nonostante l’ora. Se ci beccava qualcuno eravamo semplicemente spacciati. Decidemmo di levarci le scarpe anche perché erano infangate e se si sporcava il pavimento della chiesa ce lo avrebbero fatto pulire con la lingua. Non feci in tempo a dire quello che ci sarebbe successo e Roberto cominciò a ridere facendosi sentire da tutti….. Ci fu un fuggi fuggi per il cortile mentre qualcuno si affacciò dalla portina della chiesa. Ci buttammo tutti nel buio mentre vedevamo quella donna che raccoglieva le (nostre) scarpe e le portava all’interno premurosamente chiudendo la porta a chiave dall’interno.

Adesso avevamo un problema in più.

Eravamo stanchi, rinfreddoliti, chiusi fuori al freddo, senza scarpe e con Roberto che continuava a ridere e per giunta chiaramente ubriaco. Dopo alcuni minuti saltammo fuori da nostri nascondigli. Io ero immobile dietro la statua della madonna che mi guardava come per dirmi “ma che cavolo mi combini”….Claudio saltò fuori da un cespuglio e Marco si era infilato in una legnaia trascinandosi dietro Roberto che altrimenti si sarebbe fatto cattare. Roberto aveva solo una scarpa e camminava zoppicando.

Qualcuno propose di dare una botta in testa a Roberto e zittirlo, tanto non avrebbe sentito nulla….nessuno ebbe il coraggio di mettere in pratica la cosa. Quando ormai le imprecazioni stavano cedendo la strada a parole più grasse ecco che alzando la testa al cielo vidi una finestra aperta. Bisognava salire sul tetto di una costruzione vicino. Ma da lì ce la potevamo fare. Il problema era Roberto. Sicuro si sarebbe fatto male e poi parlava e rideva sempre. Marco decise di imbavagliarlo. Oppose una certa resistenza poi accettò di farsi imbavagliare. Lo convincemmo che se lo faceva, l’indomani lo avremmo portato ancora in quel locale con quelle tipe. Naturalmente ciò non avvenne ….. Ci tenne il muso per una settimana!

Arrivammo sul tetto con una serie di contusioni e abrasioni ma il peggio era passato. Il primo a entrare in quel corridoio buio fu Claudio…..era il corridoio dove c’erano  le stanze delle donne. Lo vidi che passava indenne e si avviava a piedi scalzi per le scale. Adesso il problema era fare passare Roberto. Decidemmo di prenderlo in due … Uno per le gambe e l’altro per le braccia e se qualcuno ci avesse fermato avremmo detto che era caduto in trance mentre pregava sul tetto. Roberto non lo ammise mai ma per me se la stava facendo addosso per la paura e per il ridere.

Riuscimmo a buttare  Roberto in branda e liberarcene. Alla mattina uno degli “ospiti” ci chiese perché era imbavagliato. Risposi che a volte si imbavaglia da solo perché russa come una mucca  e non vuole disturbare i compagni di camera con strani ricordi di quando frequentava losche compagnie.

Alla mattina un cartello ammoniva tutti i “fedeli” di “non lasciare le scarpe fuori” e di “chiudere bene” in quanto la zona era “infestata di ladri”.

Per fortuna che non c’erano cani da guardia nel cortile …. fu l’ultima espressione di Claudio che giurava che non sarebbe più uscito con noi. Che si era accorto che non aveva più l’età per certe cose. Marco giurava invece che l’avrebbe rifatto ma senza portare Roberto che era un impiastro.

Roberto arrivò in ritardo a fare la austera colazione a pane e latte non trovando più nulla e affermando che gli faceva male la testa ma non si ricordava molto della sera precedente. Andava in giro a chiedere se qualcuno avesse trovato una scarpa …… ecco, era così che lo volevamo anche se ogni tanto gli tornavano strani ricordi che noi naturalmente affossavamo dandogli del pazzo seriale e invitandolo a parlare con un prete (ma uno bravo!).

 

 

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